MODA E BDSM





Le mitiche manette di peluche lanciate anni fa da Fiorucci...>

Nell'aprile di quest'anno 2005 è uscito Fiorucci Story, racconto per immagini del celebre marchio, edizioni Electa.
Fiorucci con la sua tendenza alla sperimentazione e alla provocazione è una griffe molto vicina al mondo del fetish e del bdsm. Ha proposto in anticipo sui tempi capi in neoprene, vinile e pvc. Già negli anni 70 ha sorpreso e scioccato con le sue modelle nude o vestite alla Bettie Page, e successivamente con la sua pubblicità in cui si vedeva una modella nuda, di schiena, con un sedere perfetto e i polsi bloccati da manette in peluche rosa . (purtroppo non ho trovato questa immagine...anzi, se qualcuno di voi ce l'ha me la mandi:)



...niente male queste scarpe...



e queste?:)




una pubblicità di Sisley

Sul "Messaggero" di Giovedì 6 Ottobre 2005 un articolo di Antonella Boralevi parla della moda dell'inverno 2005/2006 in cui, confermando una tendenza degli anni precedenti, si assiste all'affermazione degli stivali. Ed ecco come si esprime la Boralevi:
" Suona, dentro gli stivali, il metallo delle catene, delle manette, dei lacci per il bondage". ...

Quello che segue è un mio vecchio intervento sul rapporto tra bdsm, moda e pubblicità...Mi sembra interessante,...(e non solo a me:)quando è apparso anni addietro nel mio vecchio sito,credo nel 2000, una giornalista di Amica, Paola Tavella, me lo ha copiato inserendone un bel po' in un suo articolo!)

PUBBLICITA',TREND E BDSM

Se è vero che la pubblicità è lo specchio delle fantasie e dei desideri che ci animano a livello più o meno inconscio, tanto che le campagne vengono realizzate spesso con la consulenza di sociologi e psicologi, è certamente un importante tema di riflessione il motivo per cui il Bdsm fa “trendy”.
Si può dire che non c’è stilista o grande firma che vi rinunci e specialmente le riviste con target di utenza medio-alto sono piene di foto raffinate e inequivocabili, ora allusive ora esplicite.
Il fenomeno,iniziato nel 1999 con la “voglia di borchie e catene”di Biasia,ci ha poi regalato i giochi bendati di La Perla, le catene dell’orologio Breil,le fantasie in pelle nera di Mario Valentino, le manette di Salvini, le scarpe femminili usate sull’uomo sub di punta -per schiacciare- o di tacco -per pungolare-(di Luis Vuitton),il rasoio Philips che promette “niente tagli, niente sangue, solo piacere” per la gioia del S,S,& C.Poi ,col 2000, sono arrivate le donne dominanti di Stephane Kélian,(la bella in tacchi a spillo seduta sulla schiena dell’uomo),e l’esplicita richiesta “Légami”, di MoDé Watch.. E se Dolce e Gabbana scelgono una serie di immagini confuse visivamente e concettualmente, anche al limite del cattivo gusto(collane con richiami a guinzagli, moschettoni, catene, una lei molto fetish trascinata di forza da lui in un quartiere solitario e desolato,…ma anche lei succintamente e ambiguamente “esposta” mentre sullo sfondo appaiono coltelli ancorchè inoffensivi, e la scritta “macelleria”)- Cristina Effe invece adorna la giovane modella di un lucido e accattivante collare rosa confetto, Garzi propone la collanina con ciondolo la cui forma fa sì che lui possa tirarla come un collare e Vuitton prosegue sul suo percorso ideando il gioiello a catena dorata col ciondolo-lucchetto.
C’è poi Incotex con una raffinata silhouette femminile con sandali alti alla schiava e catena che sale dalla vita al seno,mentre Emanuel Ungaro vira all’hard e al “famolo strano” e addirittura osa l’allusione neanche troppo velata per quanto patinata, alla “bestialità” (nella prima campagna pubblicitaria la modella accarezza il cane mentre un liquido rossastro non identificato cola sul suo braccio, oppure scopre i denti del cane mettendosi guancia a guancia, o si fa leccare i piedi,


o peggio sta accoccolata (anche se vestitissima) mentre il cane le incombe dietro in posizione che richiama situazioni del libro “Sottosopra”)-;)nella seconda campagna pubblicitaria invece lei è sdraiata sul divano a pancia in giù, passiva, e lui sopra, a torso nudo, scosta il vestito rosso:oppure c’è lui che le pizzica il capezzolo attraverso la stoffa del vestito, o la fotografa sullo scrittoio in posa sexy.Non è da meno Sisley che ci propone anch’essa la donna a pancia in giù sul divano, ma con suggestioni di stupro o comunque di aggressività;la donna è tenuta per le mani e il suo viso esprime una certa “non consensualità”.Oppure c'è l'ironica mistress con "lui" slave a natiche nude mentre aspetta di essere percosso


“Costume national” costruisce con elegante impatto visivo immagini vagamente di punizione o di sottomissione (cosa starà facendo la donna in ginocchio ,col viso nascosto nella giacca di lui?); la donna di Gucci si muove spesso in un ambiente saturo di strani oggetti con sullo sfondo uomini incappucciati o tatuati.Héttabretz presenta Lei & Lei, con atteggiamento Dom-sub, Gattinoni opta per la bella Mistress in classico nero lungo,in cima alla scalinata dove un uomo sta salendo, armata di quello che pare un sottile bastone.Mila Schon mostra frange che velano/svelano e anche la sua donna mostra preferenza per la posizione piuttosto sub ,inginocchiata col culo in fuori, come del resto quella di Missoni anche lei caratterizzata dalle irrinunciabili frange.
Per non parlare dei servizi di moda anch’essi improntati allo stesso spirito.
Un esempio:su Vogue del marzo 2000 il servizio moda Couture di Steven Meisel si ispirava a scene di esibizione, o di una lei oggetto di “attenzioni” da parte di molti partners-foto molto sensuali anche se tutti erano vestiti (il massimo era trasparenze per lei, camicia sbottonata per lui).
Che i segnali continuino ad andare in questa direzione lo confermano anche le proposte moda,con scollature molto accentuate sulla schiena,cerniere strategiche,lacci,catenelle,stringature, scarpe con tacchi molto alti ,cinturini e allacciature al polpaccio e suggestioni fetish varie;per non parlare della moda del “body modification”,non solo tatuaggi e piercing ma anche marchiature,e dell’atteggiamento diverso che si osserva nelle foto–moda nei confronti del nudo, spesso visto non come appeal malizioso ma come nudità esposta.
Tutto questo non è un fatto casuale ma frutto di un’attenta scelta sostenuta da una ricerca ben precisa,in quanto le situazioni che ho esemplificato si ispirano a situazioni comuni nel mondo bdsm e fetish, che evidentemente vengono viste dai pubblicitari come adatte a suscitare curiosità e un certo coinvolgimento emozionale.
Nel suo saggio “Delitto perfetto” il filosofo francese Jean Baudrillard, parafrasando un racconto di Borges osserva:”Dietro a ogni riflesso, a ogni rappresentazione si nasconde un nemico vinto…l’Altro vinto e condannato ad essere il Medesimo…Ogni rappresentazione è un’immagine fantasma di un essere autenticamente sovrano , la cui singolarità è stata annientata…Ma un giorno questo essere si rivolterà…”
E’ dunque il problema dell’alterità che questo gioco in apparenza innocente affronta e mette in scena.
L’immagine della pubblicità e della moda è una “rappresentazione” del teatro dell’inconscio, ci offre, in modo sottilmente evocativo,elegante e patinato, le immagini che vivono nel nostro inconscio,permettendoci di “leggerle” in modo meno violento,addolcito e mediato dal filtro della ricerca estetica.Tuttavia esse mantengono una loro carica eversiva-se così non fosse,non sarebbero protagoniste,non sarebbero state scelte per essere oggetto di “scandalo”.E non è un caso che queste immagini si presentino con forza alla ribalta ora,nell’anno 2000.I fantasmi di “potere” e “possesso” che quasi sempre sono alla base dei rapporti con l’Altro, il bisogno di dominio o appartenenza esplodono in una società che non è riuscita a conciliare la parità tra individui col rispetto di tendenze e pulsioni caratteristiche di ogni individuo in particolare,che non è riuscita a far convivere il lato oscuro e quello solare di ognuno di noi,giudicando negativamente e reprimendo ogni tentativo di accedere al territorio segreto della coscienza,col pericolo di scindere ancora una volta mister Hyde e il dr Jekyll. La sfida del Bdsm è anche questa.:scendere nell’abisso per scandagliarlo senza paura e renderlo “vivibile” e gestibile con equilibrio;conciliare persona e ruolo, pulsioni e gioco,immagine reale e immagine riflessa:noi e l’Altro.
In questo senso l’”invasione” di immagini connesse al Bdsm,anche se fatta a scopo utilitaristico e di mercato, è comunque importante perché assolve di riflesso a un ruolo non secondario,cioè dare una sorta di “visibilità sociale” al fenomeno,sdrammatizzandolo e fornendogli uno status per così dire di legittimazione, un “addomesticamento” del territorio proibito, che così cede un pizzico della sua trasgressività in favore di una maggiore accettazione sociale,di un riconoscimento di “normalità”, dando impulso a un modo più sereno di vivere questo strano sogno chiamato Bdsm.

alcune proposte dalla nota Maison de Lingerie "Agent Provocateur"...




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